ESTINZIONE

Io sono tuo e tu sei mia, per sempre. Ci cercheremo oppure no, e magari ci troveremo, per caso. Oppure non saremo più niente per sempre in questo piano di realtà. Ma ci ameremo comunque, senza abitudini, ricordando i nostri morsi sul ventre. Nessuna sofferenza. Le abitudini per noi sono trappola e noia. Siamo rettili. E solo un mammifero non può cambiare abitudini. E l’unica cosa che lo rende veramente felice è la procreazione. I mammiferi sono spaventati o estasiati dai cambiamenti climatici, ma in realtà ciò che li affascina veramente sono i paesaggi. Il paesaggio contiene tutte le componenti ideali per la sopravvivenza della specie, lo spazio del paesaggio significa casa e risorsa per la propria prole. Ogni mammifero ha un compito ben preciso e un ordine da difendere. Le femmine dei mammiferi sono aggressive tanto quanto il maschio. Tutta la nostra società è basata sullo sviluppo dei vari stadi di vita del mammifero, le cui peculiarità sono l’aggregazione, la lotta per l’accoppiamento, la conquista del posto di potere nel branco e l’allevamento dei figli. La maggior parte dell’ansia moderna è causata da una situazione disfunzionale di questo tipo di comportamento. I mammiferi hanno imparato, in linea di massima, a convivere con i rettili, i loro predecessori al vertice della scala evolutiva.

I rettili sono esseri estremamente colmi di una tristezza infinita e non osservano nessuna delle metodologie dei mammiferi. Si muovono negli anfratti, restano immobili, si mimetizzano e cambiano pelle. Il camaleonte riesce a vedere perfettamente i movimenti con un occhio mentre l’altro, contemporaneamente scruta qualcos’altro, forse il tuo vero pensiero. Il camaleonte ha la capacità di dissimulare la realtà e nella simbologia è il tramite per la trasformazione della materia nello spirito. Il suo compito è guidare le anime nel regno dei morti.

Il cambiamento non prevede nessuna eredità, nessun senso di perdita o dolore come succede ai mammiferi. I mammiferi non temono i camaleonti e i camaleonti non si nascondono. Alcuni camaleonti, per paura di questa responsabilità, fingono di essere dei mammiferi e le secrezioni lacrimali che producono sono assolutamente avulse da ogni tipica pulsione emotiva. Quando un camaleonte riconosce un suo simile l’attrazione è immediata, ma è diverso dal richiamo ad una finta e comoda vita da pecorella, caratteristica, per quanto dolorosamente noiosa, dei mammiferi. Ma non c’è via di fuga.

Per quanto lontano si fugga, per quando si cerchi di nascondere la cosa, per quanti anni possano passare, il richiamo del rettile arriverà. Il rettile con un occhio registra tutto, come una macchina fotografica, e quelle immagini spesso sono pesanti per la sua mente che sublima materia e spirito. Per questo due rettili vivono bene in coppia, seguendo ognuno la sua strada e incrociandosi su dei punti fermi per osservare la situazione da un punto particolare che solo loro sanno.

Per questo il loro sangue, detto erroneamente “freddo” è in realtà pieno di passione e attratto dal caldo e dal mare da dove provengono. Per questo hanno sogni d’acqua e di accoppiamento che i mammiferi non possono capire, perché l’uovo non rappresenta il possesso ma l’equilibrio, mentre la placenta è comunque un fattore che già segna un territorio.

Da un certo punto di vista si può dire che due rettili si possano amare e nella loro ricerca del caldo che non arriva soffrono nel vedere i propri simili in balia dei mutamenti climatici indotti da mammiferi più funzionali come l’uomo. Un camaleonte non  vuole conquistare niente. I rettili non vogliono conquistare niente. Ma se dovessi tradurre nel linguaggio dei mammiferi quello che voglio, io voglio solo te. Solo annusarti e fare l’amore su quella roccia scaldata dal sole, a due passi dal mare. E poi stare lì, con le nostre facce nobili e la nostra lingua che si allunga a prendere una mosca, notando impassibili la felicità appena accennata nell’occhio vitreo dell’altro.

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