Questi tempi

Piove e non ci sono guerre, almeno non da queste parti. Fino a che non ti ci trovi dentro, le guerre sono sempre lontane. Prima ti parlavano delle guerre alle televisione, ma sempre sottotono. A volte smettevano di parlarne. Ora hanno smesso di parlarne del tutto. Ora rassicurano la popolazione, come han sempre fatto. Solo che ora c’è una pandemia e lo fanno di più. Una televisione accesa, sotto alla mia stanza, trasmette la voce ondulata e calda di qualche esperto. Fuori dalla mia finestra un lampo ha messo l’ultimo tocco di un quadro perfetto sullo sfondo della città di notte. Poco prima, da qualche parte imprecisata, qualcuno suonava un piano. Era sparita la frenesia. C’era lo spettro della povertà che faceva paura. Una paura non espressa ma palpabile. Al buio sentivo il rumore della pioggia aumentare di intensità e battere il suo ritmo sull’asfalto, una canzone per quelli che restavano. “Questa è la tua punizione divina, soffri bastardo” diceva la pioggia e il tuono dietro di lei rendeva tutto perfetto. Per le strade non c’era nessuno, nessun rumore veniva dalla strada, a parte quello della motoretta cinese di qualche ultimo rider solitario. Il rumore da ferraglia del camioncino dei rifiuti si perdeva nel nulla. E l’acqua stava lavando tutto e restituiva tutto quello che le abbiamo dato.

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