Diario di mezzanotte

E a proposito del diavolo 
Non lo si è visto per anni 
Ma ogni 20 minuti 
Mi ronza attorno 
Non credo ai libri 
Ma li leggo continuamente 
Per decifrarne gli enigmi 
E commentarne i versi

Alcuni dicono che il Tutto comprenda anche il Caos. Gigi però non era d’accordo, pensava che il Tutto e il Caos convivessero da sempre. Il suo cervello era finito su quel pensiero dopo la sbronza a casa di Alex. Ora erano su un tetto a guardare la città di mezzanotte sotto ai loro piedi. Una città dormiente con le sole luci delle strade a illuminare un posto dove la vita si era ormai arresa. Le macchine della pulizia strade avevano finito il loro lavoro e il silenzio regnava ovunque. A parte, naturalmente, il rumore della pioggia battente. Il ritmo della pioggia era l’unico respiro rimasto di quelle case di mattoni scuri e di piazze medioevali mischiate con grattacieli di acciaio e vetro e con palazzi grigi e quadrati. Gigi aveva la mascherina sul collo e, appoggiato a una casupola di cemento che spuntava dal tetto e che ospitava una centralina per il rilevamento dell’aria, stava fumando una sigaretta e guardando in direzione di un mare che non vedeva. Nell’altra mano aveva una birra in lattina. «Gnachi, me la tieni un attimo per favore?”. Lei odiava quel modo intimo di chiamarla. “Era un giochetto che si è fatto solo lui nella sua testa”, pensava. “Gnachi era un vezzeggiavo intimo orribile”. Si trovò in mano la lattina di birra, lui gliela passò senza nemmeno guardala in faccia e si mise a pisciare di sotto. Lei gliela tirò in testa con tutta la rabbia possibile. Gigi aveva il pene ancora in mano, barcollò un po’ e fece un volo di 30 metri. E poco prima che il suo cervello incontrasse l’asfalto che ricopriva come un tappeto la terra di quella città immobile e diventasse una miriade di scintille di ossa e di carne, pensò “Questo è tutto, non il caos”.

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