Finale aperto

Eravamo nella  dimensione mentale 17, a me fino allora nuova e sconosciuta. Alla scuola dicevano che fosse l’ultimo livello, ma nessuno ne aveva la certezza assoluta. La “scuola” era qualcosa che riguardava tutta l’umanità, anche la maggioranza che non pensava farne parte. Come in un racconto di Borges credevamo che tutte le trame dell’esistenza fossero già scritte e prestabilite. Fili di una ragnatela. Fili sospesi sopra ai quali le nostre vite non erano che un impercettibile battito d’ali.

La via che avevo intrapreso era questa. Sapevo che il mio maestro mi stava mettendo alla prova ma non avevo la certezza che mi avrebbe protetto fino in fondo. Ho visto molti compagni cadere nelle vie magiche di una metropoli orientale o schiacciati dall’acciaio di una metropoli americana, dal ferro di una città europea.

Avevo superato tutti i livelli della conoscenza e in quest’ultimo viaggio, il 17esimo, eravamo rimasti io e lui. La dimensione 17 era diversa da tutte le altre. Eravamo in una stanza di circa 170 metri quadrati, un loft ai piani alti di un grattacielo. La stanza era vuota, a parte un divano del colore di  una tonalità scura del rosso – ma allo stesso tempo brillante – e delle poltrone. Il divano faceva una L di circa due metri per lato mentre le due poltrone erano al centro degli altri due lati di un quadrato che stava nel mezzo della stanza.

Io ero seduto in  una di quelle due poltrone. Il maestro sul divano.

Il maestro stava osservando una cameriera che stava servendo del tè. Dal suo sguardo impassibile era impossibile sapere se quello che stava facendo la cameriera attirasse in qualche modo la sua approvazione. Il culo della cameriera era nella stessa direzione prospettica della mia poltrona. Il suo culo perfetto e pulsante era nella mia orbita visiva. Il maestro mi aveva iniziato ai piaceri della carne al terzo livello. Fu una prova difficile.

Quando la cameriera si alzò, mi disse:

“Vorresti scopaterla oppure vuoi un po’ di tè”? .

Io lo guardai con molto timore e rispetto e chiesi: “Perché siamo qui, maestro?”

“Lo scoprirai tra poco. Loro stanno entrando da quella porta e tu dovrai spiegare loro che cos’è l’arte”

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